Prestito con diritto di riscatto: cos'è e come funziona davvero
Diritto di riscatto, obbligo di riscatto, clausola rescissoria e recompra: cosa fissa la FIFA nel 2026/27, quanti prestiti permette ogni Paese e la clausola vietata.


Il prestito con diritto di riscatto è il trasferimento temporaneo che l'articolo 10 del regolamento FIFA limita a un anno: il club che accoglie tiene il giocatore per un periodo definito e ottiene il diritto, non l'obbligo, di acquistarlo a titolo definitivo per una somma già concordata. Quello che si sposta è il tesseramento del giocatore, e solo fino alla fine del prestito. Il contratto con il club di origine non continua a decorrere in parallelo: gli obblighi tra il giocatore e il club di origine restano sospesi, salvo accordo scritto, e il giocatore firma un secondo contratto di lavoro con il club che lo accoglie, per la durata del prestito. Può essere dato in prestito soltanto un calciatore professionista, e la durata minima è l'intervallo tra due periodi di tesseramento. Nemmeno il ritorno è automatico sulla carta: vale come nuovo trasferimento internazionale, con un nuovo certificato, e per questo il prestito deve finire entro un periodo di tesseramento del club di origine. Queste regole si trovano nell'edizione di gennaio 2025 del regolamento e restano identiche in quella che entra in vigore il 1° gennaio 2027.
La FIFA esige per iscritto soltanto due cose: la durata e le condizioni economiche. Il resto è trattativa, ed è lì che nasce la confusione. Cedere di nuovo in prestito il giocatore a un terzo club non è una clausola da concordare: il regolamento lo vieta, e vieta anche di venderlo a terzi durante il prestito. Garantire minutaggio, che il mercato tratta come un dettaglio dell'accordo, è proprio quello che la FIFA punisce: obbligare il club a schierare il giocatore in prestito è influenza indebita ai sensi dell'articolo 18bis. Una clausola di prestito è caduta esattamente su questo punto nel 2020: la commissione disciplinare ha stabilito che multare il Vegalta Sendai se Takuma Nishimura avesse giocato meno della metà delle partite del club, condizione che il Portimonense, proprietario del cartellino, aveva scritto nell'accordo di prestito, violava l'articolo perché toglieva al Sendai il diritto di schierare la squadra che voleva. Il premio per le partite giocate è consentito; la penale per non schierarlo, no. In vari Paesi il giocatore è parte dell'accordo, non il suo oggetto: in Germania e in Francia il contratto di prestito è firmato da lui e dai due club, in Italia il diritto e l'obbligo di riscatto sono nulli senza la sua firma, e in Spagna il prestito richiede il suo consenso espresso. Nemmeno la divisione dello stipendio è libera ovunque: nella EFL inglese il club che accoglie deve farsi carico di una parte dell'ingaggio, e in Brasile il giocatore in prestito non può guadagnare meno di prima, salvo diversa previsione di un contratto collettivo.
L'articolo 10, comma 1, del regolamento FIFA dettaglia ciò che il mercato tratta spesso come un formalismo minore. La lettera a) permette che lo stesso giocatore sia parte dell'accordo di prestito, insieme ai due club, anche se non è obbligatorio. La lettera b) richiede che il secondo contratto, tra l'atleta e il club che accoglie, dichiari espressamente che si tratta di un prestito, non di un tesseramento ordinario. E la stessa lettera d), che fissa la durata minima e massima, chiude una porta che la prassi cercava di aprire dall'esterno: qualunque clausola che fissi una durata maggiore di quella consentita semplicemente non viene riconosciuta dalla FIFA, come se non fosse mai stata scritta.
Non esiste un limite al numero di volte in cui un prestito può essere prolungato, secondo le note esplicative che la FIFA ha pubblicato nel novembre 2022 per dettagliare la riforma dell'articolo 10. Il limite sta altrove: ogni proroga richiede il consenso scritto dello stesso giocatore, ai sensi dell'articolo 10.1 e), e senza quella firma la proroga non vale, anche con l'accordo di entrambi i club. Ogni nuova proroga resta comunque vincolata allo stesso tetto di un anno e allo stesso minimo, l'intervallo tra due periodi di tesseramento.
Questo "intervallo tra due periodi di tesseramento", che l'articolo 10.1 d) usa per fissare la durata minima del prestito, rimanda all'articolo 6 dello stesso regolamento. Ogni federazione fissa due periodi di tesseramento all'anno: il primo, che inizia alla fine di una stagione e arriva all'inizio della successiva, dura da otto a dodici settimane; il secondo, a metà stagione, dura da quattro a otto settimane. La somma dei due non può superare le sedici settimane l'anno, e le date vanno comunicate al sistema della FIFA con dodici mesi di anticipo. Questo significa che la durata minima di un prestito non è un numero fisso: dipende dal calendario di ogni Paese, e può essere breve quanto l'attesa fino all'apertura della finestra successiva.
Lo stesso articolo 10.1 d) subordina il prestito all'articolo 5, comma 4, del regolamento, che impone un limite che passa inosservato: un giocatore può essere tesserato per fino a tre club nella stessa stagione, ma può SCENDERE IN CAMPO solo per due di essi. L'eccezione copre solo il trasferimento tra federazioni di emisferi diversi, con stagioni su calendari opposti. In pratica, un giocatore che ha già cambiato club due volte nella stessa stagione, una cessione definitiva e, mesi dopo, un prestito, per esempio, urta contro questo tetto ancora prima di arrivare a qualunque tetto sui prestiti. Può essere tesserato per il terzo club, ma non può scendere in campo per esso fino alla stagione successiva, a meno che non rientri nell'eccezione degli emisferi opposti.
Cosa succede se il secondo contratto si rompe a metà strada
Il regolamento FIFA prevede, all'articolo 10, comma 4, cosa fare quando il contratto tra il giocatore e il club che accoglie si risolve unilateralmente prima della fine della durata concordata nel prestito. Il giocatore ha il diritto di tornare al club di origine, ma il ritorno non è automatico: deve informare il club di origine della risoluzione e dire se intende tornare. Se risponde di sì, il club di origine è obbligato a reintegrarlo immediatamente, senza poter obiettare, per esempio, che la rosa è già chiusa per la stagione.
La reintegrazione fa rivivere il primo contratto: quello rimasto sospeso durante il prestito torna valido dalla data del ritorno, e il club di origine riprende a pagare lo stipendio da quel giorno. La regola non esonera nessuno dalla responsabilità: l'articolo 10.5 chiarisce che resta valido l'articolo 17, sulle conseguenze della risoluzione di un contratto senza giusta causa, sia contro chi ha risolto il secondo contratto sia contro il club di origine, se non reintegra il giocatore immediatamente. E il club di origine ha diritto a un indennizzo per il disagio di dover reintegrare l'atleta: il minimo di questo indennizzo è lo stipendio che avrebbe dovuto pagare tra la data della reintegrazione e la data in cui il prestito sarebbe dovuto terminare originariamente.
| Finestra di tesseramento del club di origine | Perché è finito il contratto con il club che accoglie | Il giocatore può ritesserarsi con il club di origine? | Base |
|---|---|---|---|
| Aperta | Qualunque motivo | Sì | art. 10.4 |
| Chiusa | Risoluzione del giocatore con giusta causa, o del club che accoglie senza giusta causa | Sì, come misura provvisoria | art. 6.1, art. 10.5 |
| Chiusa | Risoluzione del giocatore senza giusta causa, o del club che accoglie con giusta causa | No, in linea di principio | art. 10.4, art. 10.5 |
Come ogni Paese gestisce la richiesta di rientro anticipato
| Regime | Esiste un richiamo su richiesta di chi ha ceduto il giocatore? | Quando può essere usato | Base |
|---|---|---|---|
| FIFA (prestito internazionale) | Non esiste una clausola di rientro anticipato | La durata minima esclude già un prestito troppo breve | art. 10.1 d |
| Inghilterra (EFL) | Sì, ma solo nel prestito per l'intera stagione | Può scattare solo nella finestra invernale | Regulation 56.1 |
| Italia (Serie A/B/C) | Sì, un diritto di recesso specifico | Finestre fissate ogni stagione, comunicazione al giocatore per raccomandata | NOIF, art. 103-bis, §§3-4 |
| Brasile (prestito domestico) | Solo con accordo tra i due club e lo stesso atleta | Senza accordo, chi ha voluto chiuderlo in anticipo paga lo stipendio pieno fino alla data in cui il prestito sarebbe dovuto terminare | RGR/CBF, art. 81 §2 |
Il regolamento FIFA non prevede una clausola di richiamo su richiesta del club di origine per scelta, non per dimenticanza: l'articolo 10 tratta il prestito come un contratto che corre fino al termine concordato, e lascia a ogni Paese decidere se aprire un'eccezione, come mostra la tabella qui sopra. La più rivelatrice delle quattro è quella brasiliana: il ritorno domestico alla scadenza non conta come trasferimento ai fini dei tetti del Paese, esattamente l'opposto di quanto vale nel prestito internazionale, dove lo stesso ritorno viene registrato come un nuovo trasferimento con certificato proprio. La stessa regola di fondo, letta in due sistemi diversi, produce il risultato opposto.
Cosa fissa la FIFA nel prestito internazionale
| Regola nel 2026/27 | Cosa fissa la FIFA | In vigore dal | Riferimento |
|---|---|---|---|
| Giocatori mandati all'estero contemporaneamente | 6 per club | 1° luglio 2024 | art. 10.6 a |
| Giocatori accolti dall'estero contemporaneamente | 6 per club | 1° luglio 2024 | art. 10.6 b |
| Con un solo club | 3 in ciascuna direzione | 1° luglio 2022 | art. 10.8 |
| Fuori dal conteggio dei 6, mai da quello dei 3 | chi è ceduto prima della fine della stagione in cui compie 21 anni e al tempo stesso è cresciuto nel club | 1° luglio 2022 | art. 10.7 |
| Durata massima | un anno | 1° luglio 2022 | art. 10.1 d |
| Durata minima | l'intervallo tra due periodi di tesseramento | 1° luglio 2022 | art. 10.1 d |
| Nuovo prestito a un terzo club | vietato | 1° luglio 2022 | art. 10.1 f |
| Contributo di solidarietà sull'indennità di prestito | 5%, ripartito tra i club che hanno formato il giocatore | regola in vigore | Allegato 5 |
I numeri di questa tabella valgono solo per il prestito internazionale, e la differenza con i tetti che ogni Paese applica in casa, più avanti in questo testo, si spiega nello stesso regolamento. L'articolo 1, comma 3, lettere a) e b), obbliga le federazioni nazionali a riprodurre senza modifiche le regole internazionali sui prestiti, ma concede a ciascuna fino a tre anni, a partire dal 1° luglio 2022, per scrivere un proprio sistema di prestito domestico, negoziato con chi gioca e con chi amministra il calcio di ogni Paese.
L'unica condizione è che la regola domestica serva agli stessi tre obiettivi che giustificano il tetto internazionale: preservare l'integrità della competizione, formare giocatori giovani e impedire che un club accumuli tesseramenti senza alcun uso sportivo. Rispettata questa condizione, nulla obbliga il numero domestico a coincidere con sei: è per questo che la tabella più avanti mostra Brasile e Italia con tetti più ampi e la Spagna senza alcun tetto, senza che nessuno dei tre violi le regole FIFA.
Lo stesso prestito porta con sé, per giurisprudenza ormai consolidata secondo le note esplicative della FIFA del novembre 2022, sia l'indennità di formazione sia il meccanismo di solidarietà, gli stessi due meccanismi validi per una cessione definitiva. Questo si somma al contributo del 5% già previsto, nella tabella qui sopra, per quando esiste un'indennità di prestito.
La differenza tra diritto e obbligo
Tutto si gioca tra diritto e obbligo. Il diritto lascia la decisione interamente al club che accoglie; l'obbligo rende l'acquisto automatico alla fine del prestito; in mezzo si colloca l'obbligo condizionato, la clausola che confonde di più. In quel caso l'acquisto diventa vincolante solo se si raggiungono i traguardi concordati, di solito le presenze, i gol o la promozione, le condizioni che tornano più spesso nel modo in cui gli stessi club scrivono queste clausole. Niente di tutto questo, però, è vocabolario ufficiale: diritto di riscatto, obbligo di riscatto e obbligo condizionato non compaiono nel regolamento FIFA. La FIFA registra il risultato, cioè il prestito convertito in trasferimento definitivo. Registra anche la somma che dipende da una condizione, dichiarata nel sistema dei trasferimenti come importo condizionato. Poiché le notizie dicono raramente quale delle tre forme è stata firmata, la stessa operazione risulta chiusa su un giornale e provvisoria su un altro.
Attorno al prestito girano altri meccanismi, e il più citato è quello spiegato peggio. La clausola rescissoria è una somma fissa che libera il giocatore dal contratto quando viene pagata, ma in Spagna la legge non la impone: il Regio Decreto 1006/1985 chiede che il contratto indichi soltanto le parti, l'oggetto, la retribuzione e la durata. Il testo stabilisce poi che, se il giocatore rompe il contratto per sua volontà, al club spetta un'indennità, fissata dal giudice del lavoro quando non c'è una somma concordata. Poiché nessuno vuole quella somma nelle mani di un giudice, la clausola è diventata prassi in ogni contratto spagnolo: prassi, non obbligo di legge. In Brasile, invece, la legge impone la propria versione, la clausola indennitaria sportiva, e le fissa un tetto: fino a duemila volte lo stipendio medio del contratto quando il giocatore passa a un altro club brasiliano, e senza alcun limite quando il trasferimento è all'estero. È la legge generale dello sport del 2023, che riprende la legge Pelé. Il contratto brasiliano prevede anche la via opposta, una clausola compensativa sportiva dovuta dal club al giocatore quando è la società a rompere il contratto. Restano la clausola di recompra e la percentuale sulla futura rivendita: tra club la FIFA non limita né l'una né l'altra, chiede solo che la percentuale sia dichiarata nel sistema e vieta di cederla a chi non è un club.
Il silenzio della FIFA su recompra e percentuale sulla rivendita futura ha un limite noto, ed è nell'articolo 18ter: dal 1° maggio 2015, nessun club o giocatore può dare a un terzo che non sia un club il diritto a una parte di un trasferimento futuro, né cedergli alcun diritto su di esso. Gli accordi di questo tipo firmati prima di quella data sono stati tollerati fino alla loro stessa scadenza, ma senza possibilità di proroga, e quelli esistenti hanno dovuto essere registrati per intero nel sistema dei trasferimenti entro la fine di aprile di quell'anno. La regola è nata dalla prassi di fondi e investitori proprietari di percentuali del cartellino di un giocatore, ed è il motivo per cui una clausola di recompra oggi può legare solo due club.
Recompra e percentuale sulla rivendita futura risolvono problemi opposti, e la differenza merita un esempio ipotetico. Se il club A vende un giocatore al club B con il 20% di percentuale sulla rivendita futura, il club A incassa qualcosa solo se il club B rivende poi il giocatore, e incassa un quinto di quanto frutta quella rivendita. Se invece il club A negozia una recompra fissata a 10 milioni di euro, il club A può riprendersi il giocatore pagando quella cifra, che sappia o meno quanto il club B ha speso per trasformarlo da riserva a titolare. Una clausola dipende dal futuro commerciale di un altro club; l'altra dipende dalla volontà dello stesso club venditore di tornare sulla propria decisione.
L'Italia è, tra i Paesi di questa inchiesta, quello che dettaglia di più per iscritto il diritto di riscatto, nell'articolo 103 delle norme FIGC. Per essere valida, la somma del riscatto deve essere scritta nello stesso accordo di prestito, il contratto del club che accoglie con il calciatore non può scadere prima della fine della stagione successiva a quella in cui il diritto può essere esercitato. Il giocatore, dal canto suo, deve firmare una dichiarazione espressa di accettazione di ogni conseguenza dell'esercizio o meno del diritto da parte del club. Senza quella firma, la clausola è nulla. Lo stesso accordo può prevedere, allo stesso tempo, un diritto di controopzione a favore di chi ha ceduto il giocatore, per il caso in cui il primo diritto venga esercitato.
Le norme FIGC vanno oltre: quando l'accordo prevede già un diritto o un obbligo di riscatto, permettono di inserire nello stesso contratto un diritto di recompra a favore del club che ha venduto il giocatore a titolo definitivo. La somma di quella recompra deve essere scritta in anticipo, il club acquirente deve tenere il giocatore sotto contratto per almeno tre stagioni oltre la durata del prestito, e il diritto può essere esercitato, o rinunciato, solo il primo giorno della finestra estiva della seconda stagione successiva alla trasformazione in cessione definitiva, mai prima né dopo. È, tra i Paesi di questa inchiesta, l'esempio più dettagliato di una federazione che regola per iscritto ciò che la FIFA lascia interamente al contratto.
In Spagna, dare un giocatore in prestito può smettere di essere una scelta esclusiva del club. L'articolo 11 del Regio Decreto 1006/1985 obbliga il club a dare il consenso al prestito del calciatore che ha passato un'intera stagione senza essere utilizzato in competizione ufficiale davanti al pubblico. Non è un diritto a pretendere l'uscita, il giocatore dipende comunque da un altro club interessato, ma toglie al club di origine il potere di bloccare l'uscita di chi non schiera più.
La stessa legge fissa un minimo per il giocatore quando il prestito comporta un pagamento tra club: almeno il 15% dell'importo concordato, lordo, secondo l'articolo 11.4 del decreto, confermato dall'articolo 16 del contratto collettivo del calcio professionistico. Quando le parti non concordano alcun importo, il contratto collettivo prevede un minimo alternativo: un dodicesimo di tutto ciò che il giocatore ha percepito dal club nella stagione precedente, moltiplicato per l'1,5%. E i due club rispondono in solido degli obblighi lavorativi e previdenziali per tutta la durata del prestito, secondo l'articolo 11.3: il club di origine non si libera del rischio solo perché il giocatore è andato altrove.
È per questo che la Spagna compare nella tabella più avanti senza un tetto numerico di prestiti: il sistema spagnolo regola il prestito attraverso il diritto del lavoro, con il consenso del calciatore e un minimo retributivo, e non con un contingente di posti come fanno la FIFA e la maggior parte degli altri Paesi di questa inchiesta. Non c'è contraddizione nel non trovare un numero dove la legge non ha mai voluto metterne uno.
Il tetto di ogni Paese
| Paese nel 2026/27 | Chi regola | Quanti prestiti per club | Giocare contro il club di origine |
|---|---|---|---|
| Brasile | CBF, Regulamento Geral de Registros (regolamento generale dei tesseramenti) | 16 ceduti e 16 accolti nel Paese, al massimo 3 con un solo club | Decidono i due club |
| Inghilterra | Premier League | 2 accolti contemporaneamente e 4 nell'arco della stagione, limitatamente a Inghilterra e Galles | Vietato, salvo accordo scritto dei due club |
| Inghilterra | EFL, nelle tre divisioni | 4 accolti nella stagione, al massimo 2 sopra i 23 anni, e 5 in distinta per partita | Vietato senza autorizzazione scritta del club di origine |
| Italia | FIGC | 9 ceduti e 9 accolti nel Paese nel 2026/27, al massimo 3 con un solo club | Materia delegata alle leghe |
| Germania | DFB e DFL | 6 ceduti e 6 accolti nel Paese, al massimo 3 con un solo club | Nessuna regola nelle norme nazionali |
| Francia | Contratto collettivo del calcio professionistico, edizione 2025/26 | 7 ceduti e 5 accolti nel Paese, al massimo 2 con un solo club | Nessuna regola nel contratto collettivo |
| Spagna | Regio Decreto 1006/1985 e contratto collettivo | Nessun tetto trovato nella legge né nel contratto collettivo | Nessuna regola nella legge né nel contratto collettivo |
In Francia, non tutti i giocatori della rosa possono essere ceduti in prestito in qualsiasi momento. L'articolo 266 della carta del calcio professionistico libera la cessione temporanea solo di chi era già al club da prima del periodo di tesseramento precedente, o di chi il club stesso aveva già dato in prestito nella stagione passata: tesserare un giocatore e darlo subito in prestito, nella stessa finestra, non è consentito. La stessa norma fissa il tetto domestico, sette ceduti e cinque accolti per club, al massimo due con lo stesso club partner, e stabilisce che la cessione sia sempre gratuita tra club professionistici.
La Germania ha una seconda eccezione al tetto domestico di sei, più ristretta di quella per il giocatore formato nel club sotto i 21 anni già prevista dalla FIFA. Le norme della DFL liberano il prestito di fino a due giocatori tedeschi con contratto professionistico, formati dal club stesso o dalla federazione, prima della fine della stagione in cui compiono 23 anni, a condizione che vadano in un club tedesco che gioca almeno in Regionalliga e che il club di origine mantenga una squadra Under 23. L'eccezione vale infatti solo per il prestito che riduce, da dodici a undici o dieci, il numero minimo di giocatori tesserati che il club di origine deve mantenere in rosa. La stessa norma richiede che il vincolo lavorativo del giocatore con il club di origine resti valido anche dopo la fine del prestito, e dal 1° luglio 2025 nessun club tedesco può ricedere un giocatore in prestito a un terzo club, nemmeno con consenso scritto, cosa che era permessa fino a quella data.
Chi paga lo stipendio del giocatore in prestito
L'articolo 504 della stessa carta tutela il giocatore al ritorno: lo stipendio che riceve tornando al club di origine non può essere inferiore a quello che percepiva nel club in cui era stato ceduto, salvo accordo contrario firmato dalle parti. È la stessa preoccupazione del minimo salariale brasiliano, solo che riguarda il momento opposto, il ritorno invece della partenza.
| Paese | Chi paga lo stipendio durante il prestito | Minimo o regola sull'indennità | Base |
|---|---|---|---|
| Brasile | Fissato dal contratto; il giocatore in prestito non può guadagnare meno di prima, salvo diverso accordo | Il ritorno alla scadenza è automatico e senza addebito | RGR/CBF, art. 78 §2, art. 81 |
| Spagna | Libero tra le parti | Il giocatore riceve almeno il 15% dell'importo concordato tra i club, o il minimo alternativo quando non c'è importo concordato; i due club rispondono in solido | Regio Decreto 1006/1985, art. 11; contratto collettivo, art. 16 |
| Francia | Libero tra le parti, ma il ritorno non può pagare meno di quanto pagava il prestito | Cessione sempre gratuita tra club professionistici francesi | Carta del calcio professionistico, artt. 266 e 504 |
| Inghilterra (EFL) | Il club che accoglie è obbligato a contribuire allo stipendio; il club di origine non può pagare premi partita al giocatore in prestito | L'indennità di prestito è facoltativa; vietato il pagamento una tantum al giocatore come incentivo ad accettare la cessione | EFL Regulations, indicazioni alla Regulation 55 |
| Germania e Italia | Libero tra le parti; nessuna delle due normative nazionali fissa un minimo | Nessuna regola domestica trovata nelle fonti consultate | DFL Lizenzordnung; NOIF |
Il divieto di premi da parte del club di origine segue la stessa logica dell'articolo 18bis: pagare per le presenze renderebbe il club che ha ceduto il giocatore parte interessata al rendimento di un altro club, lo stesso doppio interesse che la FIFA persegue a livello internazionale e che la EFL persegue in casa. L'unica cosa ancora consentita è che il club di origine giri, tramite il proprio cedolino, un premio già dovuto dal club che accoglie, senza crearne uno proprio.
Perché questi schemi distribuiscono il rischio
Esistono perché distribuiscono il rischio tra i due club. Il club che accoglie prova il giocatore nel proprio sistema di gioco prima di investire; quello che cede difende il valore del cartellino, fa giocare un giovane in partite ufficiali e alleggerisce il monte ingaggi. La stretta sulle regole è nata con la riforma approvata nel febbraio 2020, rinviata dalla pandemia e in vigore dal 1° luglio 2022, con un tetto di otto prestiti in uscita nella prima stagione, sette nella seconda e sei dal 1° luglio 2024. La FIFA ha spiegato il motivo: c'erano club che usavano il prestito per fini commerciali e non di formazione, accumulando tesseramenti di giocatori. I Paesi hanno seguito la stessa strada in date diverse: la Germania ha adottato sei e sei il 1° luglio 2025, il Brasile ha scritto sedici e sedici nel regolamento entrato in vigore a marzo 2026. In Italia, il tetto era di dieci nella stagione 2025/26, è sceso a nove in quella in corso e scende ancora, a otto, il 1° luglio 2027. In Spagna, secondo le norme di bilancio della LaLiga di giugno 2025, il prestito non sparisce dal limite del costo della rosa: lo stipendio che il club di origine continua a pagare pesa sul suo limite, e la somma che il club di origine incassa si sottrae dal costo che occupa quel tetto.
La Spagna è anche il Paese di questa inchiesta che diffida di più del prestito come strumento contabile, e la diffidenza ha un indirizzo: i gruppi multiclub. Secondo l'articolo 39.7 f) delle norme di bilancio di LaLiga, quando un club riceve in prestito più di un giocatore dallo stesso club cedente, o da qualunque club sotto la stessa influenza societaria significativa, anche senza appartenere allo stesso gruppo economico, il costo computato nel tetto salariale smette di essere lo stipendio concordato sulla carta. Per il secondo giocatore proveniente da quella fonte, il costo minimo sale a 1,7 volte il minimo del contratto collettivo della categoria; per il terzo, a 2 volte; dal quarto in poi, a 3 volte. Il club che accoglie sceglie l'ordine dei giocatori ai fini di questo calcolo, ma non sfugge alla progressione.
La stessa sezione 39.7 chiude un'altra porta: se il giocatore in prestito giocava già sul serio, con venti o più partite ufficiali nella stagione precedente in un club europeo di primo livello, il club che lo accoglie deve computare almeno il 50% di quanto guadagnava quel giocatore. Non conta lo stipendio simbolico che le parti hanno scritto nel nuovo contratto. Solo quando il giocatore ha passato stagioni lontano dai campi, senza avvicinarsi a quel numero di partite, il minimo scende a quello del contratto collettivo. Il prestito smette di essere un modo economico per parcheggiare uno stipendio costoso fuori bilancio.
Nessuna delle due regole esisterebbe senza la recente moltiplicazione di club sotto lo stesso proprietario. È il tipo di regola che tende a diffondersi: la riforma del 2022 ha già preso di mira il prestito formativo, e LaLiga è stata, tra le fonti consultate per questa inchiesta, la prima a intervenire in modo specifico sul prestito tra club legati allo stesso gruppo.
Quando il diritto non viene esercitato, nulla di tutto questo richiede un annuncio pubblico: già per il solo articolo 10, il secondo contratto arriva al termine nella data concordata, e il primo contratto, sospeso dall'inizio del prestito, torna a valere da solo, alle condizioni con cui era stato firmato prima che il giocatore partisse. Non c'è penale per non comprare, perché non c'è mai stato un obbligo, solo un diritto. L'unico costo è quello già concordato nello stesso prestito, se c'era un'indennità, e quel denaro non torna indietro.
Dare in prestito con diritto di riscatto invece di vendere è assumersi un rischio specifico: chi cede sta vendendo l'incertezza sul giocatore al prezzo che vale una volta risolta, non al prezzo che varrebbe oggi. Vendere subito chiude l'affare nel momento in cui il club di origine ha meno informazioni su quanto renderà quell'atleta tra un anno. Cedere con diritto di riscatto rimanda la decisione al momento in cui il club che accoglie sa già se l'investimento ha funzionato, e incorpora il prezzo di quell'attesa in una cifra di solito più alta di quanto avrebbe pagato una vendita immediata. Per chi accoglie, il diritto di riscatto è la possibilità di sbagliare a poco prezzo: testa il giocatore con lo stipendio da prestito, non con il prezzo pieno di un acquisto definitivo. Nessuna delle due parti è ingenua, ed è per questo che nessuna clausola di questo testo, dal diritto di riscatto che l'Italia dettaglia al minimo che la Spagna impone, esiste per caso.
Tre letture sbagliate che tornano a ogni finestra di mercato
Tre errori di lettura tornano a ogni finestra di mercato. Il primo è trattare il diritto di riscatto come una vendita chiusa: un diritto non esercitato non costa nulla oltre al prestito stesso. Il secondo è fidarsi della cifra annunciata, perché gli importi arrivano quasi sempre a rate e carichi di bonus, e il totale dichiarato non è quasi mai il denaro che passa di mano. Il terzo è dare per scontato che esista sempre un'indennità di prestito: tra club professionistici francesi il contratto collettivo impone che la cessione temporanea sia gratuita, e in Premier League il regolamento tratta quell'indennità come facoltativa. I diritti di riscatto si rinegoziano anche in corsa, si trasformano in obbligo o vengono semplicemente abbandonati. Per questo la lettura onesta resta sempre la stessa: l'acquisto è una possibilità, non un fatto.
Prestito con diritto di riscatto: mossa intelligente o scelta rinviata?
Questa guida diceva che in Spagna la clausola rescissoria era imposta dalla legge in ogni contratto professionistico; il Regio Decreto 1006/1985 non la impone e tratta l'indennità come somma concordata tra le parti o, in mancanza, fissata dal giudice del lavoro. Diceva anche che il contratto di prestito conteneva di solito impegni sul minutaggio; obbligare il club a schierare il giocatore in prestito è ciò che la FIFA punisce come influenza indebita, con due casi decisi nel settembre 2020. E presentava il costo pagato al club di origine come voce di ogni accordo; tra club professionistici francesi la cessione temporanea è gratuita per contratto collettivo, e in Premier League quell'importo è facoltativo.
Questa guida diceva che la commissione disciplinare della FIFA aveva deciso due casi di clausola sul minutaggio obbligatorio in prestito nel settembre 2020, senza identificarne nessuno; il caso individuabile e verificabile è quello del Vegalta Sendai, multato se non avesse schierato Takuma Nishimura, in prestito dal Portimonense, deciso nel 2020. Diceva anche che il numero di presenze, i gol o la promozione erano i tre esempi che la FIFA stessa cita per l'obbligo condizionato; il regolamento FIFA non usa questo vocabolario, e l'attribuzione è stata corretta verso la prassi di mercato. E la tabella e le FAQ riportavano il tetto domestico italiano, 9 e 9, senza la stagione a cui si riferisce.
Leggi anche
- FIFA: Regulations on the status and transfer of players, January 2025 edition, article 10: loan… (si apre in una nuova scheda)
- FIFA: FIFA to introduce new loan regulations, 20 January 2022 (si apre in una nuova scheda)
- FIFA: Explanatory notes on the new loan provisions in the RSTP, November 2022 (si apre in una nuova scheda)
- FIFA: Commentary on the regulations on the status and transfer of players, 2023 edition (si apre in una nuova scheda)
- FIFA: Circular 1970: amendments to the regulations on the status and transfer of players, 1… (si apre in una nuova scheda)
- FIFA: Regulations on the status and transfer of players, January 2027 edition, article 10: the… (si apre in una nuova scheda)
- CBF: Regulamento Geral de Registros, artigos 77 a 82: cessão temporária (si apre in una nuova scheda)
- Planalto: Lei Geral do Esporte, artigo 86: cláusula indenizatória e cláusula compensatória… (si apre in una nuova scheda)
- Planalto: Lei Pelé, artigo 28: a cláusula indenizatória esportiva no texto de 2011 (si apre in una nuova scheda)
- Premier League: Premier League Handbook 2026/27, Section V: temporary transfers (si apre in una nuova scheda)
- EFL: EFL Regulations 2026/27, regulations 55 and 56: standard loans (si apre in una nuova scheda)
- FIGC: Norme organizzative interne della FIGC, articolo 103: cessioni temporanee in ambito… (si apre in una nuova scheda)
- FIGC: Comunicato Ufficiale 235/A: termini e limiti di tesseramento per la stagione 2026/27 (si apre in una nuova scheda)
- DFB: DFB-Spielordnung, § 22: die Ausleihe ist ein Vereinswechsel (si apre in una nuova scheda)
- DFL: Lizenzordnung Spieler, § 5: Grenzen und Form der Leihe (si apre in una nuova scheda)
- LFP: Charte du football professionnel, articles 266 et 504: mutations temporaires (si apre in una nuova scheda)
- BOE: Real Decreto 1006/1985, artículos 3, 11 y 16: relación laboral de los deportistas… (si apre in una nuova scheda)
- BOE: Convenio colectivo para la actividad del fútbol profesional, artículos 15 y 16: cesiones… (si apre in una nuova scheda)
- LaLiga: Normas de elaboración de presupuestos, artículo 39: coste de plantilla deportiva… (si apre in una nuova scheda)
Domande frequenti
- Che cos'è il diritto di riscatto nel calcio?
- È la clausola di un contratto di prestito che dà al club che accoglie il diritto di acquistare il giocatore a titolo definitivo per una somma già concordata. Il club può non esercitarlo, e allora il giocatore torna. Il termine è del mercato: il regolamento FIFA non definisce il diritto di riscatto, ma registra il prestito convertito.
- Qual è la differenza tra diritto e obbligo di riscatto?
- Con il diritto, la decisione spetta al club che accoglie. Con l'obbligo, l'acquisto scatta automaticamente alla fine del prestito. Esiste anche l'obbligo condizionato, che diventa vincolante solo se si raggiungono traguardi concordati, per esempio un numero di partite. In Italia diritto e obbligo sono nulli senza la firma del giocatore.
- Il club può interrompere il prestito prima della scadenza?
- Nel regolamento FIFA non esiste una clausola di richiamo, e il prestito non può durare meno dell'intervallo tra due periodi di tesseramento. Nella EFL il richiamo vale solo nei prestiti di una stagione intera e solo nella finestra invernale; in Brasile la restituzione anticipata richiede il consenso del club di origine e del giocatore.
- Che cos'è la clausola rescissoria nel calcio?
- È una somma fissa che, se viene pagata, libera il giocatore dal contratto. In Spagna la legge non la impone: il Regio Decreto 1006/1985 prescrive solo le parti, l'oggetto, la retribuzione e la durata, e lascia l'indennità al giudice del lavoro quando non c'è una somma concordata. È proprio per questo che è diventata prassi.
- Quanti giocatori può dare in prestito un club?
- Per la FIFA, sei in uscita e sei in entrata contemporaneamente dal 1° luglio 2024, e al massimo tre con un solo club dal 1° luglio 2022. Ogni Paese aggiunge il suo tetto: 16 e 16 in Brasile, 9 e 9 in Italia nel 2026/27, 6 e 6 in Germania; in Inghilterra il limite riguarda chi accoglie, 4 per stagione nella EFL e 2 alla volta in Premier League.
- Un giocatore in prestito può giocare contro il club che lo ha ceduto?
- Dipende dal Paese. La Premier League lo vieta, salvo accordo scritto dei due club; la EFL richiede l'autorizzazione scritta del club di origine; in Brasile decidono i due club. In Italia le norme federali delegano la materia alle leghe; quelle di Germania, Francia e Spagna non dicono nulla sul punto.





