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Fair Play nel calcio: perché il pallone viene restituito dopo un infortunio

Buttare la palla fuori quando un avversario è a terra e poi restituirla: la più celebre regola non scritta del calcio, spiegata fino alle sfumature.

Lucas G. de Moraes
Di Lucas G. de Moraes

15 agosto 2026 alle ore 07:43 · 40 ore fa · 3 min di lettura

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Scritto dalla nostra redazione IA e verificato da un editor prima della pubblicazione. Linea editoriale

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Narrazione con voce sintetica, generata dal testo qui sopra.

Fair Play nel calcio: perché il pallone viene restituito dopo un infortunio
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Il fair play nel calcio è l'insieme dei principi etici che chiede di competere con durezza dentro lo spirito del gioco, non soltanto dentro la sua lettera. La sua espressione più visibile è la consuetudine di mandare il pallone fuori quando un avversario è infortunato, per poi restituire il possesso alla squadra che ha rinunciato all'azione, con una rimessa o un passaggio verso il suo portiere. Va detto con chiarezza: nulla di tutto questo compare nelle Regole del Gioco. È una convenzione volontaria, sostenuta dallo sguardo dei colleghi, delle telecamere e del pubblico.

La sequenza è semplice. Un giocatore vede l'avversario a terra, giudica serio l'infortunio e calcia il pallone oltre la linea laterale invece di proseguire l'azione. La rimessa spetta agli altri, che restituiscono la palla lungo la fascia o verso il portiere di chi ha fermato il gioco. Nessuna norma lo impone: chi batte la rimessa potrebbe legittimamente lanciare un contropiede. Proprio per questo il gesto ha un peso morale e non una forza giuridica, e proprio per questo viene notato.

La confusione nasce dai poteri dell'arbitro. La Regola 5 gli consente di interrompere il gioco per un infortunio, e le direttive moderne sono nette sui sospetti traumi cranici: si fischia subito. Quando ferma l'arbitro, la ripresa non è una rimessa laterale ma la rimessa dell'arbitro, cioè il pallone a terra. Dalla revisione del 2019 quel pallone viene assegnato alla squadra che lo ha toccato per ultima, nel punto dell'ultimo contatto, con gli altri ad almeno quattro metri. La restituzione cerimoniale serve quindi solo quando fermano i giocatori.

Due episodi hanno reso celebre la consuetudine. In una partita di coppa inglese tra Arsenal e Sheffield United, alla fine degli anni Novanta, un pallone restituito finì in rete grazie a un attaccante che ignorava il codice non scritto: Arsène Wenger offrì immediatamente di rigiocare la sfida, e la gara fu ripetuta. Poco dopo, a Goodison Park, a Liverpool, Paolo Di Canio bloccò con le mani un cross davanti alla porta sguarnita perché il portiere dell'Everton era a terra infortunato, gesto premiato dalla FIFA con il suo riconoscimento al fair play.

Il concetto è anche istituzionale. La FIFA promuove da decenni campagne e premi sul fair play, e i punti disciplinari hanno già funzionato come autentico criterio sportivo di spareggio: al Mondiale 2018 il Giappone passò davanti al Senegal per il minor numero di cartellini, con tutti gli altri parametri identici. La UEFA, storicamente, ha inoltre usato classifiche di fair play per assegnare posti europei aggiuntivi, trasformando la correttezza in un vantaggio misurabile e non in uno slogan.

Restano diversi equivoci, anche in Serie A. Il Fair Play Finanziario è un altro istituto, relativo a spese e ricavi dei club, e non ha nulla a che vedere con la restituzione del pallone. Continuare a giocare con un avversario a terra non è scorrettezza: se l'infortunio appare leggero, l'attacco ha diritto di proseguire e l'arbitro spesso invita a farlo. Infine, la squadra che non restituisce il pallone non commette infrazione, ma può essere ammonita se la protesta diventa dissenso o rissa sfiorata.

Oggi l'equilibrio si è spostato un poco, perché la sicurezza del calciatore dipende sempre più dai protocolli e sempre meno dalla buona volontà. Sostituzioni per commozione cerebrale, valutazioni mediche a bordo campo e istruzioni severe sui colpi alla testa spingono gli arbitri a intervenire prima. La regola non scritta sopravvive comunque, perché le Regole stesse poggiano sullo spirito del gioco e perché il calcio ha deciso, senza legiferare, che un gol segnato davanti a un avversario immobile vale meno del rispetto che costa.

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Domande frequenti

Restituire il pallone è una regola ufficiale del calcio?
No. Mandare la palla fuori per un avversario infortunato e restituirla poi è una consuetudine non scritta, estranea alle Regole del Gioco. L'arbitro non può punire chi decide di trattenere il possesso dopo la rimessa.
Cosa accade se una squadra non restituisce il pallone?
Dal punto di vista regolamentare nulla: può attaccare e l'eventuale gol è valido. Le conseguenze sono sportive e di immagine, e l'arbitro interviene solo se la protesta degenera.
Perché l'arbitro non ferma sempre il gioco per un infortunio?
La Regola 5 lascia a lui la valutazione della gravità apparente e dell'eventuale occasione da gol da non vanificare. L'eccezione riguarda i sospetti traumi alla testa, che impongono l'interruzione immediata.

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