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Fair Play Finanziario: cos'è e come funziona la regola UEFA

Il Fair Play Finanziario nel 2026/27: le tre regole UEFA, il tetto del 70% al costo della rosa, le multe del 2025 e del 2026 e le norme dei campionati nazionali.

Lucas G. de Moraes
Di Lucas G. de Moraes

14 agosto 2026 alle ore 22:17

· 10 min di lettura

Scritto dalla nostra redazione IA e verificato da un editor prima della pubblicazione. Linea editoriale

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Fair Play Finanziario: cos'è e come funziona la regola UEFA
Immagine generata dall'IA · Soccer Addicted

Il Fair Play Finanziario è l'insieme di norme con cui la UEFA impone ai club di spendere in proporzione a quanto incassano dal calcio, e non ricorrendo a iniezioni illimitate di denaro della proprietà o a fatture lasciate insolute. La UEFA approvò il concetto nel settembre 2009 e il regolamento il 27 maggio 2010. I controlli partirono nel 2011, le prime sanzioni per debiti scaduti arrivarono nel 2012 e le prime per perdite oltre il limite consentito, nel maggio 2014. Nel 2026/27 le norme valgono per i club di Champions League, Europa League e Conference League.

Il 7 aprile 2022 la UEFA ha approvato il regolamento sulle licenze per club e sulla sostenibilità finanziaria, presentato come la prima grande riforma di queste norme dalla loro introduzione, nel 2010. È entrato in vigore a giugno 2022 in modo graduale: nel 2022/23 valeva ancora il vecchio calcolo del pareggio di bilancio. Poi il tetto al costo della rosa è sceso a gradini: 90% nel 2023/24, 80% nel 2024/25 e 70% nel 2025/26. I pilastri sono tre: la solvibilità, che vieta i debiti scaduti; la stabilità, misurata dalla regola sul risultato calcistico; e il controllo dei costi, misurato dalla regola sul costo della rosa. L'edizione valida per il 2026/27 è stata approvata il 20 maggio 2026 ed è entrata in vigore il 1° giugno.

Fair Play Finanziario: cos'è e come funziona la regola UEFA
Regola nel 2026/27Cosa controlla la UEFALimiteChi deve rispettarla
SolvibilitàDebiti verso altri club per trasferimenti, verso giocatori e dipendenti, verso fisco ed enti previdenziali per gli oneri sulle retribuzioni e verso la UEFANessun debito scaduto al 15 luglio, al 15 ottobre e al 15 gennaioTutti i club delle tre competizioni
Risultato calcisticoRicavi meno costi del calcio, sommati sugli esercizi chiusi nel 2024, nel 2025 e nel 2026Perdite fino a 5 milioni di euro, o fino a 60 milioni se la differenza è coperta da apporti della proprietà o dal patrimonio netto del clubClub delle tre competizioni, tranne quelli con costi del personale sotto i 5 milioni di euro in ciascuno dei due esercizi precedenti
Costo della rosaStipendi di giocatori e allenatore, ammortamenti dei cartellini, costi dei prestiti e commissioni agli agenti, divisi per i ricaviFino al 70% dei ricavi dell'anno solare 2026Club della fase campionato, tranne quelli con costi del personale sotto i 30 milioni di euro in ciascuno degli ultimi due esercizi

Cosa entra nel calcolo

Nella regola sul risultato calcistico, da una parte ci sono biglietteria, sponsorizzazioni, diritti televisivi, premi UEFA e plusvalenze da cessioni; dall'altra stipendi, ammortamenti dei cartellini, costi operativi e oneri finanziari. L'ammortamento dello stadio e del centro sportivo resta fuori, perché la UEFA vuole incentivare quegli investimenti. Se, una volta portata la tolleranza a 60 milioni, restano apporti della proprietà o patrimonio netto, un club con i conti in ordine, senza accordo e senza violazioni o sanzioni UEFA può ampliarla di 10 milioni di euro al massimo per esercizio. Le spese per settore giovanile, calcio femminile e progetti sociali entrano invece nel calcolo, ma possono essere scalate dalle perdite fino a concorrenza degli apporti o del patrimonio netto ancora disponibili. E ogni ricavo, che arrivi o no da una società legata alla proprietà, conta al valore di mercato: l'eccedenza vale come apporto della proprietà.

Il costo di un trasferimento non pesa tutto insieme: viene spalmato sulla durata del contratto, fino a un massimo di cinque anni, regola UEFA in vigore dal 1° luglio 2023. Un contratto di otto anni firmato dopo quella data viene quindi ammortizzato in cinque nel calcolo UEFA, e i rinnovi hanno lo stesso tetto. In uno scambio di giocatori, la cessione del giocatore in uscita non può essere registrata sopra il suo valore contabile maggiorato dell'eventuale conguaglio incassato: l'operazione non genera plusvalenze oltre quella somma. L'edizione 2026 considera scambio anche i trasferimenti in direzioni opposte conclusi a non più di 45 giorni l'uno dall'altro. Tra club collegati, come quelli con la stessa proprietà, chi acquista registra il costo al più alto tra il prezzo pagato e il valore contabile presso il club cedente. Chi vende registra il ricavo al più basso tra il prezzo incassato e il valore contabile.

La scala sanzionatoria

Il catalogo delle sanzioni UEFA va dall'ammonimento e dal richiamo alla multa, alla penalizzazione in punti, alla trattenuta dei premi, al divieto di iscrivere nuovi giocatori, al limite di iscritti, all'esclusione dalle competizioni e alla revoca di un titolo. Chi supera il tetto al costo della rosa paga una multa proporzionale allo sforamento e al numero di violazioni nella stagione e nelle tre precedenti, trattenuta dai premi UEFA. Una violazione grave comporta altre misure. Chi supera il limite di perdite viene multato e, quando la violazione non è lieve né temporanea, di solito firma un accordo transattivo con multa fissa, multa condizionata a obiettivi e limiti all'iscrizione di nuovi giocatori. Se non lo rispetta, rischia l'esclusione. Il Tribunale Arbitrale dello Sport ha sia confermato sia annullato sanzioni: ha mantenuto l'esclusione del Málaga dall'Europa League 2013/14 e ha annullato quella del Milan nel 2018. Nel 2020 ha cancellato l'esclusione del Manchester City e ne ha ridotto la multa da 30 a 10 milioni di euro, con parte delle accuse prescritte per il decorso del termine di cinque anni.

Il 4 luglio 2025, pubblicando la prima valutazione della regola sul risultato calcistico, la UEFA ha annunciato accordi con il Chelsea (80 milioni di euro di multe, 20 dei quali fissi), il Barcellona (60 milioni), il Lione (50 milioni), l'Aston Villa (20 milioni) e l'Hajduk Spalato. Il Porto è stato multato di 5 milioni. Per il costo della rosa, allora con tetto all'80%, sono stati multati il Chelsea (11 milioni), l'Aston Villa (6 milioni), il Beşiktaş e il Panathinaikos. A giugno 2026, per il 2025, primo anno misurato con il tetto al 70%, undici club sono stati sanzionati per averlo superato, e la Juventus (20 milioni) e il Newcastle (10 milioni) hanno firmato accordi sulla regola del risultato calcistico. Anche il Bologna e il Napoli hanno superato il 70%, ma hanno evitato la multa, perché il loro surplus nel risultato calcistico ha compensato lo sforamento. E la UEFA ha deciso che il Marsiglia, che aveva mancato l'obiettivo finale di un accordo, sarebbe stato escluso dalla prossima competizione europea a cui si fosse qualificato nelle tre stagioni successive se non avesse raggiunto l'obiettivo nel 2026/27.

La scala sanzionatoria
Multati per costo della rosa oltre il 70% nel 2025Multa, in euroDi cui condizionataMisura aggiuntiva
Strasburgo25 milioni12 milioniLimiti ai nuovi acquisti nel 2026/27
Aston Villa22,5 milioni15 milioniLimiti ai nuovi acquisti nel 2026/27
Fenerbahçe7 milioni--
Fiorentina6 milioni--
Marsiglia4 milioni--
Roma4 milioni--
Chelsea3 milioni2 milioni-
Newcastle3 milioni--
Nottingham Forest2,5 milioni--
AEK Atene500 mila--
Nizza450 mila--

Nei campionati nazionali

Ogni campionato ha le sue regole, e non coincidono con quelle della UEFA. In Premier League, le regole di redditività e sostenibilità hanno lasciato il posto nel 2026/27 a un limite al costo della rosa pari all'85% dei ricavi da calcio e del saldo delle cessioni, affiancato da test di capitale circolante, di liquidità e di patrimonio netto. Il club sopra l'85% è soggetto a un prelievo, dovuto solo per le violazioni dal 2027/28, e quello oltre la soglia rossa, che parte dal 115% dei ricavi, perde sei punti, più uno ogni 6,5 milioni di sterline di sforamento. Anche la Championship è passata a un limite al costo della rosa nel 2026/27. LaLiga fissa a ogni club un tetto al costo della rosa e non tessera giocatori che lo farebbero superare, in nessuna finestra di mercato. La DFL concede la licenza solo a chi dimostra liquidità fino alla fine della stagione, e la DNCG francese può limitare il monte ingaggi, vietare acquisti e retrocedere club. In Italia, dall'ottobre 2025 una commissione indipendente istituita per legge verifica i conti, e, dalla sessione estiva di mercato 2026, in Serie A un costo del lavoro allargato oltre lo 0,7 dei ricavi blocca gli acquisti. In Brasile, il Sistema di sostenibilità finanziaria della CBF è in vigore dal 1° gennaio 2026 ed è applicato dall'agenzia ANRESF.

Nei campionati nazionali
Nel 2026/27Chi controllaRegola principaleCosa rischia chi viola le regole
UEFAOrgano di controllo finanziario dei clubNessun debito scaduto, limite di perdite e costo della rosa fino al 70%Multa, accordo con obiettivi, limiti ai nuovi acquisti ed esclusione
InghilterraPremier League e, in Championship, la EFLCosto della rosa fino all'85% dei ricaviIn Premier League, prelievo oltre l'85% (per le violazioni dal 2027/28) e penalizzazione in punti oltre la soglia rossa; in Championship, blocco dei tesseramenti
SpagnaLaLigaTetto al costo della rosa fissato per ogni clubIl giocatore che farebbe sforare il tetto non viene tesserato
GermaniaDFLLicenza con liquidità garantita fino alla fine della stagioneLicenza negata o concessa con condizioni
FranciaDNCGEsame di conti e budget a ogni stagioneMonte ingaggi limitato, divieto di acquisti e retrocessione
ItaliaFIGC, con una commissione indipendenteIn Serie A, costo del lavoro fino allo 0,7 dei ricaviMercato bloccato in Serie A
BrasileCBF, tramite l'agenzia ANRESFNessun debito arretrato e limiti in fase di transizioneDall'ammonimento alla penalizzazione in punti e alla retrocessione

Approvando il concetto nel 2009, la UEFA disse di voler migliorare l'equità finanziaria delle competizioni europee e la stabilità di lungo periodo del calcio per club. L'idea era che nessun club spendesse ripetutamente più di quanto generasse e che l'investimento nel settore giovanile e negli impianti prevalesse sulla spesa speculativa. In Italia una legge del 1981 affidò alle federazioni il controllo sulla gestione delle società, quasi trent'anni prima delle regole della UEFA. E il fallimento ha fatto ripartire dalle serie inferiori club come la Fiorentina, nel 2002, e il Parma, nel 2015.

Tre equivoci sono duri a morire. Il Fair Play Finanziario non mette al bando i proprietari ricchi, ma i loro soldi coprono perdite solo entro i limiti della regola, oltre alle spese per settore giovanile, calcio femminile e progetti sociali. Quei soldi devono entrare davvero nelle casse: la promessa di un apporto non conta. Non è nemmeno un tetto fisso agli stipendi, ma un limite al costo della rosa in rapporto ai ricavi, del 70% nel 2026/27. E superare l'esame della UEFA non garantisce di essere in regola nel proprio campionato: nel 2026/27 la Premier League misura il costo della rosa per stagione, e non per anno solare come la UEFA, e applica test specifici di capitale circolante, liquidità e patrimonio netto. Le penalizzazioni in punti dell'Everton e del Nottingham Forest nel 2023/24, per esempio, sono nate dalle regole della lega, non dalla UEFA.

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Il fair play finanziario rende il calcio più giusto?

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Correzione · 17/09/2026

Questa guida diceva che gli investimenti in settore giovanile, calcio femminile e progetti sociali restavano fuori dal calcolo; nel regolamento approvato nel 2022 queste spese entrano nel calcolo e possono essere scalate dalle perdite solo se le coprono la proprietà o il patrimonio netto del club. Diceva anche che il costo di un trasferimento veniva spalmato sulla durata del contratto, e che questo spiegava la moda dei contratti lunghissimi; dal 1° luglio 2023 la UEFA limita questa ripartizione a cinque anni.

Fonti

Domande frequenti

Cos'è il Fair Play Finanziario?
È l'insieme di norme con cui la UEFA impone ai club di spendere in proporzione a quanto incassano dal calcio. Il regolamento è del 2010 ed è stato riformato nel 2022 su tre pilastri: solvibilità, stabilità e controllo dei costi. Nel 2026/27 vale per i club di Champions League, Europa League e Conference League.
Il Fair Play Finanziario vieta ai proprietari ricchi di spendere?
No. I soldi della proprietà possono coprire perdite fino a 60 milioni di euro in tre esercizi, o fino a 30 milioni in più con i conti in ordine, purché entrino davvero nelle casse, e gli acquisti costosi sono consentiti, spalmati su cinque anni al massimo. Ma nel 2026/27 il costo della rosa non può superare il 70% dei ricavi.
Cosa succede se un club viola il Fair Play Finanziario?
Chi supera il tetto al costo della rosa paga una multa proporzionale allo sforamento, trattenuta dai premi UEFA; a giugno 2026 sono stati multati undici club. Chi supera il limite di perdite viene multato e, se la violazione non è lieve né temporanea, di solito firma un accordo con obiettivi e limiti agli acquisti, pena l'esclusione.
Qual è il tetto UEFA al costo della rosa nel 2026/27?
È il 70% dei ricavi. Nel calcolo entrano stipendi di giocatori e allenatore, ammortamenti dei cartellini, prestiti e commissioni agli agenti. Il tetto era al 90% nel 2023/24 e all'80% nel 2024/25 e vale per i club della fase campionato, tranne quelli con costi del personale sotto i 30 milioni di euro in ciascuno degli ultimi due esercizi.
La Premier League usa ancora le regole di redditività e sostenibilità?
No. Nel 2026/27 la Premier League le ha sostituite con un limite al costo della rosa pari all'85% dei ricavi da calcio e del saldo delle cessioni, ma può ancora punire violazioni passate. Oltre l'85% scatta un prelievo per le violazioni dal 2027/28, e il club sopra la soglia rossa, che parte dal 115%, perde punti.

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